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roberto bellucci

arte

Il colore è un mezzo per rappresentare una realtà che non si vede ma che è presente nel quotidiano attraverso sensazioni,

emozioni, impressioni, stati d'animo.

 

 

Dai colori base si sviluppano una quantità infinita di combinazioni cromatiche che a loro volta stimolano una altrettanto varia composizione di sensazioni che, se vissute intensamente, possono coinvolgere tutti i sensi percettivi dell'essere umano.

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ROBERTO  BELLUCCI

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I dipinti si compongono di uno spunto figurativo, quale porta di ingresso nel quadro, ed un sviluppo cromatico, quale percorso sensoriale a narrare storie fatte di sensazioni.

 

Man mano che l'occhio rileva particolari e percepisce le combinazioni cromatiche le sensazioni si fanno più profonde e complesse.

 

L'opera viene concepita vivendo esperienze individuali o collettive.

 

Tali sensazioni si annidano nella mente ove comincia a comporsi un'immagine fatta di figure e colori.

 

L'immagine ha un percorso evolutivo che può durare pochi giorni o anni.

 

Infine giunge la realizzazione eseguita in un unico gesto, che suggella l'apice della elaborazione psichica dell'immagine.

 

Tali dipinti rappresentano perciò scorci di sensazioni vissute dell'artista e delle persone che ne hanno interagito

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LA MIA STORIA

Sono nato a Roma il 02-04-1959

All'età di 5 anni mi sono trasferito in Africa (Somalia Mogadiscio) con la famiglia e li sono rimasto fino all'età di 10 anni. La permanenza in Africa ha segnato profondamente la mia vita proprio sul profilo artistico. I rapporti umani non comuni, la durezza della vita, il forte sole, i pungenti odori hanno scavato profondi solchi nella mia anima.

Al rientro in Italia sono andato a vivere a Napoli. Questa è stata una esperienza pregnante, ed anche qui con un forte sole.

 

Per ultimare la 5° elementare mi hanno iscritto alla scuola statale Don Bosco di Portici. Qui al mio primo approccio con i miei coetanei italiani (napoletani) e qui mi sono convinto di non saper comprendere l'italiano perché la lingua napoletana, a me sconosciuta, mi risultava incomprensibile.

 

A Napoli mi sono dovuto confrontare con una realtà non facile. Giunto alle scuole medie superiori ho dovuto scegliere se intraprendere studi artistici o meno. All'epoca già dipingevo emulando le varie tendenze del periodo ma ero comunque alla ricerca di un mio carattere artistico che fosse quanto più personale possibile. Da qui la scelta di intraprendere studi artistici senza un percorso accademico che mi avrebbe influenzato e condizionato allontanandomi dalla mia ricerca personale.

 

Nel 1978 ho cominciato il mio personale percorso tecnico ed espressivo. Sono tornato più volte in Africa approfondendo le differenze culturali con quelle occidentali. La vita mi ha quindi portato ad un lavoro che mi ha fatto viaggiare per il mondo, al matrimonio e ad avere due figli ma non ho mai smesso di dipingere e narrare le mie emozioni attraverso i dipinti. Infatti, la pittura mi ha sempre accompagnato e narra la naturale crescita di un uomo.

 

Oggi i miei dipinti, con l'utilizzo di una personale tecnica di frammentazione del colore rappresentano le sensazioni, le preoccupazioni, le gioie ed i pensieri di un uomo contemporaneo. In quanto tale tali sentimenti non possono che essere sentimenti simili a quelli di tutti gli uomini contemporanei.

Questo è il mio e nostro fantastico percorso da condividere nei sogni dei nostri tempi.

dicono di me

L’arte di Roberto Bellucci come traduzione del pensiero

di Maurizio Di Leo

 

Nella piena forma dell’arte come elemento distintivo del genere umano, Roberto Bellucci esprime nelle sue opere l’individualità di una esistenza con il colore, che diviene primo elemento riconoscitivo delle sue opere. 

La sua palette di colori si contestualizza nella scelta di colori accessi e vivi, sintomo di una ricerca che lui ha compiuto nei territori africani, dove aveva già vissuto per cinque anni della sua infanzia (tra i cinque e i dieci anni). Racconta in una biografia online, consultabile sul sito artebellucciroberto.com, del suo rientro in Italia nella capitale partenopea, dove vive gli anni della sua adolescenza un po’ fuori dal contesto culturale napoletano: si parla di incomprensione della lingua, ma di tanto sole e luce, fonte probabilmente del suo colore e punto di contatto visibile tra l’esperienza africana e italiana. 

Il colore diventa forma e sostanza nei suoi quadri: la serie del 2021 – sempre visibile nel sito dedicato all’artista e già menzionato – il colore dà vita al figurativismo in maniera netta e riconoscibile. Nel dipinto Due mondi, l’autore pone in contrasto coloristico due semicerchi, in un rimando univoco tra simbolo e significato, che suggerisce un’idea precisa al riguardante. A questo, si potrebbe aggiungere la possibilità del fruitore di vedere in quei triangoli centrali la ‘compenetrazione’ di due mondi, spinto anche dalla frase che accompagna la scheda: “L'accoglienza ci dona la luce /Il rifiuto ci dona l'oscurità”. Interessante il rimando alla cultura artistica africana o, con molta probabilità, mediterranea grazie a quelle nette spatolate a tessera che compongono alcune zone: un’integrazione culturale che cerca di descrivere in primis una sua grammatica pittorica e, di conseguenza, una propria identità artistica. Lo stesso autore dichiara una scelta ben ponderata di non voler seguire un percorso accademico, per non incappare in forme ripetitive e di influenza, che avrebbero cambiato la sua visione alterandola. 

Nella serie del 2021, il dipinto Bolla dichiara ancora una volta la volontà di tradurre il colore in forma e di dare al riguardante oltre un rimando conoscitivo, anche una lettura personale del sensibile: il testo che accompagna l’opera nella scheda è “La bolla così effimera e fragile come la nostra vita”. Il colore diviene ulteriormente forma e conseguentemente concetto con l’opera Contaminazione, presa dalla stessa serie del 2021, dove l’artista divide la tela in campi di azione in contrasto tra loro per tecnica di stesura della pittura. La frase che l’accompagna è “Dalla contaminazione nasce l’alternativa per la vita”, testimonianza della sua natura personale alla multiculturalità e delle sue esperienze di vita

Alla serie del 2021, appartiene Trasformazione, un olio su tela dove l’elemento figurativo compare come luce irradiata da una lampadina, e dove ancora una volta il colore e la forma danno piena visibilità al concetto dell’autore che non ha bisogno di traduzione agli occhi del riguardante. Qui i riferimenti letterari da cui l’artista prende spunto avvicinano la nascita di quest’opera al concetto naturale dei cambiamenti che la materia per sua stessa natura attua. Sono tutti processi interiori, pensieri che lui traduce in colore, forma e titoli esplicativi. La sua arte è una lettura della sua mente e della sua esperienza di vita, l’arte di Roberto Bellucci è quindi una ricerca costante di dare forma e colore a un’interiorità propria.

L’arte bellucciana si pone anche il problema della traduzione di concetti in elementi figurativi, succeda infatti per Condanna, opera del 2020, dove una porta verde e due mani rosse incrociate su di essa traducono il pensiero di una solitudine umana come qualcosa di chiuso in una stanza, di serrato in un altro luogo, e che il riguardante è costretto a vedere dall’esterno. Sulla stessa scia di azione pittorica, si presenta Abbraccio alla pioggia (2020), dove le spatolate lunghe e fitte descrivono un processo che si potrebbe definire futurista, e dove l’uomo a braccia alzate è solo simbolo di ‘abbraccio’. In Bambola di pezza (2020) rende chiara la sua visione degli oggetti come contenitori di vita, attraverso sempre una frase associata ad ogni sua opera sul sito online, quasi a contestualizzare la sua azione pittorica e portare lo spettatore alla riflessione su domande che probabilmente lui stesso si pone: “Una bambola di pezza non vale nulla? Chi spenderebbe per una bambola di pezza usata? Eppure è un contenitore ricco di sentimenti, emozioni, paure protezione, ricordi. Cosa ha più valore nella nostra vita? Il denaro o il cuore? Questa scelta ci dice se abbiamo un futuro o siamo già finiti.” 

La figura dell’umano è al centro delle questioni di traduzione del pensiero umano in pittura per Bellucci. In opere come Solo (2020) e Evita (2020), l’autore riporta in immagini di figure manichino una personale visione della sua idea di solitudine e di “Una donna che ha saputo essere madre di un popolo E da madre ha donato la propria vita per i suoi figliil popolo Argentino” (frase che l’autore associa nella scheda di catalogo online alla sua opera Evita). Gli elementi di fisicità umana compare in un’opera del 2018 dal titolo Punto di luce, che Bellucci descrive come un ‘tocco’ lungo il percorso della nostra esistenza. La traduzione in pittura qui è visibile nella suddivisione della tela in queste due sezioni in contrasto cromatico, unite in quella esplosione luminosa di colore bianco indicato da una mano sintetizzata, che lui – sempre nelle sue frasi che accompagnano l’opera – descrive come “gemma”. Forme anatomiche di traduzione del pensiero riflessivo, compaiono nel lavoro dell’artista già al 2015 con Idi di marzo, quando Bellucci riflette sul concetto di generazioni e successioni prendendo in esempio l’evento storico-letterario dell’uccisione di Cesare, e lo trasforma in una mano agonizzante e in un atto di violenza silenzioso, ma comunque molto esplicativo. Il colore è qui preludio anch’esso di tutta una serie di significati – accessi si direbbe – che l’autore usa in opere successive per porre l’accento su alcune sue questioni. In tal senso, l’opera Incidenza del 2018 definisce per cromie contrastanti il concetto di “salita”, che talvolta è talmente ardua da ripiegare su sé stessa, e che l’autore vede per linee inarcate su sé stesse. Si percepisce nei lavori quindi un’attenzione al dato mentale tradotto in simboli dell’immaginario comune fatti con uno spirito coloristico e geometrizzante. Si pensi a Ultimo, lavoro del 2020, dove le persone sono triangoli composti da forti lumeggiature bianche talmente in contrasto con lo sfondo che sembrano neon. 

Di Bellucci è riconoscibile la sua larga attenzione al simbolo come significato semplificato di una questione, di un pensiero o di una riflessione personale su elementi esperienziali della vita. La sua arte è traduzione di sé stesso al mondo, e si compie per colori e forme, ma anche di matericità pittorica tessellata e diversificata

 

Maurizio Di Leo dott. Storia dell’Arte presso l’Università degli studi di Firenze dal 2017, e dal 2020 specializzando alla Scuola di Specializzazione dei Beni storico-artistici di “La Sapienza” di Roma. 

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