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roberto bellucci

roberto bellucci

Il colore è un mezzo per rappresentare una realtà che non si vede ma che è presente nel quotidiano attraverso sensazioni,

emozioni, impressioni, stati d'animo.

Dai colori base si sviluppano una quantità infinita di combinazioni cromatiche che a loro volta stimolano una altrettanto varia composizione di sensazioni che, se vissute intensamente, possono coinvolgere tutti i sensi percettivi dell'essere umano.

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roberto bellucci 

I dipinti si compongono di uno spunto figurativo, quale porta di ingresso nel quadro, ed un sviluppo cromatico, quale percorso sensoriale a narrare storie fatte di sensazioni.

 

Man mano che l'occhio rileva particolari e percepisce le combinazioni cromatiche le sensazioni si fanno più profonde e complesse.

 

L'opera viene concepita vivendo esperienze individuali o collettive.

 

Tali sensazioni si annidano nella mente ove comincia a comporsi un'immagine fatta di figure e colori.

 

L'immagine ha un percorso evolutivo che può durare pochi giorni o anni.

 

Infine giunge la realizzazione eseguita in un unico gesto, che suggella l'apice della elaborazione psichica dell'immagine.

 

Tali dipinti rappresentano perciò scorci di sensazioni vissute dell'artista e delle persone che ne hanno interagito

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LA MIA STORIA

Roberto Bellucci è nato a Roma il 2 aprile 1959, all’età di cinque anni la famiglia si trasferisce in Africa Somalia nella città di Mogadiscio. Oggi vive a Napoli dopo aver operato nel campo della aviazione civile.

Sin da bambino ama dipingere e giocare con i colori ricavandone emozioni. Segue un periodo di studio ed emulazione che non lo soddisfa. È alla ricerca della sua identità artistica. Tale creatività si manifesta in giovane età al punto che i genitori gli propongono percorsi di studio artistico ma lui si rifiuta di entrare in un circuito didattico prestabilito, troppo limitante e oppressivo “ vuole fare l’artista e non l’artigiano”.  È così che studia come Costruttore Aeronautico e si laurea in Ingegneria professione che gli ha consentito di vivere un parallelo Arte/Lavoro  fino alla pensione. Nel 1978 ha inizio il suo personale e solitario percorso artistico, una ricerca che non si è mai interrotta fino ad oggi. Inizia col dare vita a fantasiose  grafiche dandogli  il colore, colore che da questo momento in poi sarà sempre ad olio su tela. Questo è l’inizio della sua ricerca.

Anni ha gradualmente abbandonato la forte componente grafica per una più intensa dominanza cromatica.

Il bianco è sempre presente e rappresenta un riferimento fondamentale nel quadro. Il bianco è l’insieme di tutti i colori e pertanto rappresenta l’assoluto, lì dove ha origine il tutto.

Gli anni 90 sono caratterizzati prima dalla ricerca di forme e colori fluidi, si passa a dimensioni delle opere più ampie per cercare più ampi spazi di espressione. Nel corso di questi  anni si evidenzia la necessità di creare nuovi sviluppi cromatici. 

È così che verso la fine degli anni 90 si concretizza la novità assoluta della frammentazione cromatica. Una tecnica assolutamente unica dove il colore ad olio viene lavorato per sottrazione ottenendo, nella sua frammentazione, singolari e unici effetti di luminosità. Una luminosità che viene direttamente dalla tela. Un elaborato lavoro di gestione della luce riflessa che si avvicina alla idea di generare la luce.

Gli anni 2000 danno inizio ad una più avventurosa ricerca nel messaggio comunicativo affrontando temi di attualità, di politica, di filosofia in una ricerca intellettuale del pensiero umano. 

Ciò non è abbastanza e dai primi anni del 2010 che inizia ad accompagnare alle opere con commenti, pensieri e riflessioni. 

Dal libro di Silvia Landi: “ Definire la pittura intellettuale delle emozioni è per Bellucci una necessità, per semplificare in tre parole la grandezza del suo lavoro che negli anni gli ha consentito di conquistare spazio importante nella storia dell’arte. Bellucci ha reiventato l’arte con i suoi colori. Uno stile inconfondibile per la tecnica che unita alla fervida fantasia gli permette di descrivere ciò che lo circonda , vivere nel mercato dell’arte contemporanea, ed esporre nei musei più importanti.” 

dicono di me

L’arte di Roberto Bellucci come traduzione del pensiero

di Maurizio Di Leo

 

Nella piena forma dell’arte come elemento distintivo del genere umano, Roberto Bellucci esprime nelle sue opere l’individualità di una esistenza con il colore, che diviene primo elemento riconoscitivo delle sue opere. 

La sua palette di colori si contestualizza nella scelta di colori accessi e vivi, sintomo di una ricerca che lui ha compiuto nei territori africani, dove aveva già vissuto per cinque anni della sua infanzia (tra i cinque e i dieci anni). Racconta in una biografia online, consultabile sul sito artebellucciroberto.com, del suo rientro in Italia nella capitale partenopea, dove vive gli anni della sua adolescenza un po’ fuori dal contesto culturale napoletano: si parla di incomprensione della lingua, ma di tanto sole e luce, fonte probabilmente del suo colore e punto di contatto visibile tra l’esperienza africana e italiana. 

 

 

Bianco come assoluto

di Celeste Annunziata

 

Bellucci non solo crea arte ma sottende un WELTAN SCHAUNG (visione del mondo) perciò è un testimone. 

Nelle mostre, negli eventi, a cui partecipa, crea un circolo virtuoso attorno a se; ma direbbe Paul Ricoeur “ Quello che io sono è incommensurabile con quello che io so”.

Quindi c’è una continua ricerca di nuovi orizzonti, una ascesa sempre in movimento e l’obiettivo si sposta sempre più in là.

L’idealismo di Fichte che indica nella comunità il fondamento è un infinito che è sempre lontano dall’essere raggiunto, come in bellucci la ricerca non si arresta mai.

I dipinti si sviluppano su uno spunto figurativo per poi esplodere in uno sviluppo cromatico: il primo vuole essere una porta di accesso al dipinto; il secondo è un percorso sensoriale, che narra storie e suscita sensazioni soggettive.  

-              Bianco come assoluto, è sempre presente ed è il riferimento fondamentale.

Alienazione rivela le radici Marxiste che portano alla condivisione della sorte di coloro che patiscono ingiustizia. In una visione universale

L'uso del bianco che rappresenta l'unione di tutti i colori quindi l'assoluto : Lì dove ha origine il tutto spesso compare nei suoi dipinti.

Al principio c'era il tutto indifferenziato la religione o il mito precedono la comparsa della filosofia, perciò, il confine all'inizio è lieve.

Richiama un detto di Anassimandro all'origine della filosofia occidentale fine VII inizio VIsec. a.c. il primo frammento. Il primo testo filosofico principio dell'essere è l’infinito In greco a' peiron /illimitato, indeterminato da dove infatti gli esseri hanno origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità:

poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia, secondo l'ordine del tempo" Fram.12 D. K. B1

E il tutto è una lavagna bianca a un certo punto compaiono uomini cose. Comincia la storia( il tempo) Come? per un' Ingiustizia che spacca come un fulmine quello che all'inizio era unito e ordinato perciò  pene ed espiazioni cioè guerre distruzioni lutti patimenti sono necessari per tornare al tutto armonico. Leopardi nell'Infinito dice “il naufragar m'è dolce in questo mar”

Il Nirvana è il ritorno al tutto indifferenziato dove non ci sono più individui ma anche il peccato originale Caino e AbeleInsomma, in molte culture l'armonia si rompe per una ingiustizia e Anassimandro lo ha detto nel VII sec.a.c. usando già categorie logiche filosofiche.

E Bellucci nell'uso del bianco richiama secondo me tutto questo.

 

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GALLERIA

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